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Una guerriera contro la mutilazione

Nice Nailantei Leng’ete

«Non voglio essere tagliata. Io voglio studiare, non mi interessa il matrimonio», queste sono le parole che sono state pronunciate all’età di 9 anni da Nice Nailantei Leng’ete, una guerriera masai che vive in un villaggio in Kenya alle pendici dell’imponente monte Kilimangiaro.

Nice come tutte le bambine del suo villaggio giocava, studiava e andava a scuola, ed è proprio nell’ambiente scolastico che viene a conoscenza, per “voci di corridoio”, del terribile e temibile rito di passaggio che doveva compiere ogni bambina per poter diventare una donna adulta. Tale rito consiste nella mutilazione dei genitali con l’ablazione totale o parziale del clitoride. La pericolosità del rito, però, nasce dal modo con cui viene praticata la mutilazione, cioè, in assenza di un medico e, nella gran parte dei casi, anche distanti ore da un ospedale, con la possibilità che la mutilata possa morire dissanguata o a causa di infezioni che si sviluppano successivamente.

Nice il giorno in cui avrebbe dovuto subire quel rito barbaro, terrorizzata dai racconti, decise, insieme a sua sorella, di scappare dal nonno per poter evitare la mutilazione. Una volta giunte dal nonno, che oltretutto era uno dei capi tribù, Nice riuscì a convincerlo di farle proseguire gli studi e non essere mutilata; sua sorella, invece, non riuscì a scampare al rito e venne mutilata come tutte le altre bimbe del villaggio.

Da quel fatidico giorno, Nice era diventata una “cattiva ragazza”. Da quel giorno, infatti, iniziò a lottare contro le mutilazioni genitali e grazie al supporto di Amref, la più grande organizzazione sanitaria no profit presente in Africa, dal 2009 è riuscita a salvare più di 10.500 bambine da questa atrocità.

Gruppo di ragazze che stanno compiendo il rito alternativo

Nice, però, dovette affrontare un altro problema: con cosa sostituire il tradizionale rito di passaggio? A mio parere ha preso la decisione più opportuna che si potesse prendere: sostituire il rito tradizionale con una altro rito privo di sofferenze e lacrime.

Il rito alternativo unisce parte della cerimonia tradizionale con l’educazione alla salute sessuale e all’istruzione delle future donne e coinvolge le figure chiave delle tribù: gli anziani, le madri e i giovani guerrieri Moran. Oggi centinaia di bambine giungono al villaggio di Nice per potersi sottoporre al rito alternativo.

Nice è una donna straordinaria che è stata capace di opporsi alle regole e cambiare il mondo in meglio, ogni giorno, passo dopo passo.

Marco Canitano

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