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La nuda verità

Aliaa Magda Elmahdy Aliaa è una ragazza che conduce una vita normale. L’università, il ragazzo, i suoi sogni. Non è certo una di facili costumi, né una delle tante che farebbero qualsiasi cosa per un attimo di notorietà. È nata a Il Cairo nel 1991 e ha ricevuto una rigida istruzione ed educazione da parte dei suoi genitori, i quali sono legati a costumi, usanze e tradizioni del proprio paese, ma soprattutto ai valori della religione islamica. All’età di vent’anni, però, la vita di Aliaa prende una piega diversa, e lei, oltre a dichiararsi laica, si trasforma in un’altra persona: si trasforma in una “cattiva ragazza”. Nell’ottobre del 2011 decide di pubblicare su Internet un autoscatto che la ritrae nuda. Accanto alla foto aggiunge la seguente descrizione: “Processate i modelli che posavano nudi nelle scuole d’arte, nascondete i libri d’arte, distruggete le statue di nudi antichi, poi spogliatevi e guardatevi allo specchio: bruciate il vostro corpo, il corpo che disprezzate, per liberarvi per sempre della vostra appartenenza a un sesso per infine dirigere la vostra umiliazione e il vostro sciovinismo contro di me e osare negarmi la libertà di esprimermi”. Ma non si ferma a questo e appella questo suo gesto come: “un urlo contro una società di violenza, razzismo, sessismo, molestie sessuali e ipocrisia”. Ma cosa l’ha portata a compiere un’azione simile? In un’intervista rilasciata a un telegiornale americano, Aliaa racconta il susseguirsi di alcuni eventi che le permisero di cambiare sguardo sulla sua vita: due mesi prima di scatenare il grande tumulto sul web, la giovane aveva trovato l’amore assieme a Kareem. Bisogna che vi informi che presso Il Cairo “l’amore prematuro”, quello che nasce e sboccia tra i giovani, è considerato un’offesa al sentito fondamentalismo religioso del paese, soprattutto se manifestato in pubblico. Aliaa racconta di un pomeriggio in cui stava passeggiando e scambiandosi semplici tenerezze con Kareem in un parco. A un certo punto i due vennero avvistati dal servizio di sicurezza e rischiarono di essere processati in tribunale perché si tenevano per mano. Kareem aveva deciso di riprendere quanto stava succedendo per avere una prova dell’assurdità della situazione, ma “ovviamente” gli venne subito ordinato di spegnere la videocamera. Lui ebbe il coraggio di opporsi: non aveva intenzione di spegnerla. Gli uomini della sicurezza lo minacciarono di chiamare la polizia e se la presero anche con Aliaa, continuando a chiamarla “bambola” davanti al fidanzato. Lei si difese dicendo di voler essere rispettata, ma loro le intimarono di abbassare la voce e di stare zitta. Rizzi Camilla 4E Questo episodio si concluse la sera stessa senza alcun provvedimento nei confronti dei due giovani, ma Aliaa, una volta tornata a casa, ebbe il tempo di riflettere su quello che aveva passato fino a quel giorno e capì a cosa sarebbe andata incontro se avesse continuato a condurre la propria vita nel suo paese. Non accettando la propria condizione di inferiorità in quanto donna, pubblicò sul suo blog (arebelsdiary.blogspot.com ثائرة مذكرات (la sua prima foto di nudo integrale. L’accaduto rappresenta la fatidica goccia che fece traboccare il vaso di sopportazione alle oppressioni a cui Aliaa era costantemente sottoposta.

 

“Is it freedom about nudity? No it’s not. But it’s about it: it’s my body and I decided to post the photo. It’s about the freedom to post or not. It’s about not imposing things upon me.”

 

In pochi giorni ricevette quasi tre milioni di visite, con oltre 3.500 commenti. In un primo momento la maggioranza degli utenti la screditava, insultava, addirittura la minacciava di morte, senza cogliere il significato dell’atto coraggiosissimo di questa ragazza: un gesto di protesta che in un qualunque paese occidentale, prendiamo per esempio il nostro, l’Italia, avrebbe avuto come unico scopo il raggiungimento di una certa notorietà, ma che in un paese come l’Egitto suscita non poco clamore. É una provocazione importante, aggressiva, ma che riesce a funzionare. I sostegni non tardano ad arrivare, le manifestazioni in onore di Aliaa e della sfida che ha lanciato sono numerose in tutto il mondo. Questa ragazza esprime una grande verità che, a parer mio, dovrebbe essere scontata. Uso il condizionale è dico “dovrebbe”, perché purtroppo un atto come questo da alcuni é stato frainteso ed é stato interpretato con malizia, quando invece molte donne che hanno vissuto, vivono e vivranno ancora per chissà quanto nella sua stessa situazione, si sono sentite coinvolte. Una di loro commenta: “Aliaa mostra un corpo che c’è, esiste, e non può essere negato da nessun regime e da nessuna religione!”; ha ragione! Alia lotta per la libera espressione del suo paese, protesta contro un regime oppressivo, in cui è stata vittima della uso di potere della polizia, quella stessa polizia che a noi fa sentire protetti e al sicuro, difende la libertà delle donne, mettendo a rischio la sua di libertà, e forse la sua stessa vita! Quello che mi turba è che potrebbe essere mia sorella. In ogni caso da tutte le parti del mondo i supporti e gli incoraggiamenti continuano ad aumentare soffocando le poche critiche che rimangono. Non solo: questo suo gesto ha dato vita a rivoluzioni e manifestazioni e ha risvegliato nello spirito delle persone il desiderio della parità dei sessi e la voglia di reagire alle ingiustizie.

Camilla Rizzi

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1 commento »

  1. ve tau di da nang ha detto:

    É una provocazione importante, aggressiva, ma che riesce a funzionare. I sostegni non tardano ad arrivare, le manifestazioni in onore di Aliaa e della sfida che ha lanciato sono numerose in tutto il mondo.

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