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H.I.P. H.O.P.

Ho idee potenti, ho obbiettivi precisi

“You can take my falafel and hummus, but don’t fucking touch my keffiyeh”. Così inizia l’esibizione di Shadia a New York nel suo tradizionale abito lungo, Shadia Mansour, la giovane rapper ed MC inglese di origine araba che combatte per il riconoscimento dei diritti dei palestinesi attraverso la musica, l’Hip-Hop.

Shadia è la prima rapper donna araba, infatti è un membro della Arab League of Hip-Hop, ed una delle poche rapper donne che hanno avuto un successo internazionale – tra le altre  Lauryn Hill, leggenda del rap americano e prima donna rapper della storia-.

 

La rapper ed Mc Shadia Mansour

 

I testi di Shadia sono scritti sia in inglese che in arabo e parlano della situazione politica del medio oriente, si schierano apertamente contro l’occupazione, l’integralismo e gli stereotipi sulla donna sia nella società palestinese sia che nell’ambiente Hip-Hop. Ha ricevuto diverse intimidazioni per il suo essere così spregiudicata ed esplicita ma non si arrese, anzi disse invece: “My music sometimes sounds hostile. It’s my anger coming out and it’s resistance. It’s non-violent resistance.” ovvero che la sua musica a volte può sembrare ostile, è frutto della  rabbia che fuoriesce e diventa resistenza, resistenza non violenta, una “Intifada Musicale”

Shadia nasce a Londra nel 1985 da una coppia di cristiani palestinesi originari di Haifa e Nazareth ma rifugiati in Inghilterra, il legame con la sua terra però rimane vivo perché passa le estati della sua infanzia nelle città di origine dei genitori dai parenti tra cui l’attivista, attore, scrittore e regista Juliano Mer-Khamis ovvero suo cugino. È influenzata da musicisti arabi, perciò inizia a cantare sin da bambina partecipando alle manifestazioni e ai cortei di protesta dei Palestinesi e si fece conoscere nella comunità londinese dei Palestinesi..

Nel 2003 intraprende la carriera da rapper con il suo primo singolo: Al Kufiyyeh 3arabeyyeh (The Kufiyeh is Arab) con la partecipazione di M1 del duo newyorkese Dead Prez in cui usa il kufiyeh (il tipico copricapo arabo) come un segno di nazionalismo arabo. Il pezzo nacque alla scoperta di Shadia di un kufiya americano con i colori della Stars and Stripes e con le stelle di Davide, infatti la frase con cui introdusse questo pezzo durante i concerto di New York significa proprio “puoi prendere i miei falafel, il mio hummus ma non azzardarti a toccare il mio kufiyeh”

La rapper divenne in breve tempo conosciuta e rispettata dalle comunità Hip-Hop europee, arabe e americane e ottenne collaborazioni internazionali tra cui Johnny Rosado a.k.a. (also know as) Juice, il produttore dei leggendari Public Enemy.

Shadia tuttora viva e risiede a Londra anche se non ha più rilasciato pezzi dal 2008, anno in cui pubblicò il singolo “Kulun ‘Andun Dababat” (They All Have Tanks) assieme a Tamer e Suhell Nafar del collettivo Hip-Hop israeliano e Palestinese DAM.

Shadia è in tutto e per tutto una “cattiva ragazza”, contro corrente, non solo per il tipo di cultura di strada di cui è diventata parte attiva ma anche per i testi aggressivi e diretti che pochi altri al di fuori dell’ambiente Hip-Hop adottano.

Grazie alla sua musica è anche riuscita a creare un movimento per la liberazione della Palestina di cui fanno parte persone di tutto il mondo, un movimento senza nome ma molto forte.

E’ la prova vivente e concreta che questa musica e questa cultura “unisce gente a distanza di chilometri” (Esa, The industry don’t understand, 2004)

 Bimal Bellomi

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