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Life in the trenches: la vita nelle trincee

Adelaide Baccara, Dario Comini, Tancredi Covioli, Sara Palleroni
Present

Life in the trenches
La vita nelle trincee

In collaboration with
Biblioteca per ragazzi Rozzano
&
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In Trenches

Have you ever wondered what life in trenches was like during World War I? History books often hide it.

Com’era la vita nelle trincee al tempo della Grande Guerra? I libri di storia spesso tralasciano gli aspetti della vita quotidiana dei soldati e dei civili, ponendo l’attenzione solo sulle battaglie e sugli eventi principali.

Soldiers had to live in really difficult conditions, with a lot of problems, such as the lack of a bed or a shelter in rainy days

I soldati, oltre a combattere, dovevano vivere nelle trincee e convivere con molte problematiche, come la mancanza di un letto o di un riparo nei giorni di pioggia. Situazioni di disagio e di sofferenza che si riflettevano poi anche nelle persone comuni, nelle donne, nei giovani, negli anziani e nei bambini di tutta Italia, che videro i propri figli, mariti o padri partire per il fronte e spesso non tornare.

Everyone believed that it would have been a blitzkrieg. Actually trenches started to be built some weeks after the start of the war in the whole continent, from northern France to eastern Europe. In Italy they appeared on the plains and in the mountains.

Tutti erano convinti che si sarebbe trattata di una guerra veloce. Invece, dopo poche settimane, i diversi fronti europei si stabilizzarono ed iniziarono ad essere scavate centinaia di chilometri di trincee, dal nord della Francia fino all’Europa orientale, nell’attuale Polonia e nei Balcani. È spaventoso pensare che la lunghezza totale delle trincee avrebbe potuto circondare la Terra. Questi lunghi corridoi, profondi poco meno di due metri, comparvero da subito anche sul fronte italiano, in pianura, sull’altopiano carsico e in alta montagna, in mezzo alla neve.

How were trenches built? And what was soldiers’ life like?

Nasce quindi spontaneo chiedersi come vennero costruite le trincee, quale fosse la vita di un soldato al loro interno, come dormissero, mangiassero, e quali fossero i problemi di tutti i giorni. In molte testimonianze si possono leggere gli stati d’animo, le emozioni, le paure, la voglia di scappare da quell’inferno.

Men had to live with the fear of death and so religion was the only way to escape that hell. Military chaplains and priests sided with the soldiers in the rear lines in everyday’s life.

La vita sul fronte costrinse gli uomini a convivere continuamente con la presenza della morte. Appare naturale, in mezzo a questa situazione irreale, la presenza della religione, vissuta come fede o più semplicemente come superstizione.
Questa necessità nella vita di un soldato fu risolta dalla presenza dei cappellani militari nell’esercito e dalla massiccia distribuzione di santini e materiale devozionale. Oltre 2200 cappellani militari ingrossarono le file dell’esercito, a cui si aggiunsero anche i preti ed i chierici arruolati nelle retrovie. È curioso che il giorno di Natale del 1914 ci fu una tregua spontanea sul fronte occidentale. I successivi tentativi di cessate il fuoco, tuttavia, vennero soppressi dagli ufficiali.

One of the most important problems was food, both for civilians and soldiers. The quality of meals was terrible, the quantity was pretty scarce. Besides, the quality of drinkable water was very poor, which caused many soldiers to die.

Uno dei grandi problemi durante la Grande Guerra fu quello dell’alimentazione, sia per la popolazione civile che per i militari. Le famiglie nelle retrovie furono vittime di carestie e di malattie dovute a carenze alimentari gravi (come la pellagra), mentre il rancio dei soldati diventava ogni giorno più esiguo e scadente. La scarsa qualità era dovuta alla scelta di cucinare i pasti nelle retrovie e trasportarli durante la notte verso le linee avanzate. Il problema della qualità, tuttavia, era parzialmente sopperito dalle quantità distribuite. Infatti, l’esercito italiano dava ogni giorno ai suoi soldati 600 grammi di pane, 100 grammi di carne e pasta (o riso), frutta e verdura (a volte), un quarto di vino e del caffè. L’acqua potabile invece era un problema e raramente superava il mezzo litro al giorno.

Soldato Che Dorme In Trincea

Shoes were unsuitable due to mud and stony ground. Wounds and frostbites were quite usual. Soldiers were often obliged to create bed shelters in uncovered holes and to sleep stuck together to warm up their bodies.

I problemi erano numerosi anche quando le armi tacevano. Le scarpe erano del tutto inadatte per resistere al fango o al terreno pietroso e questo provocava dei seri problemi ai piedi dei soldati. Le ferite erano frequenti, così come i congelamenti. Le borracce per l’acqua erano di legno, mentre le tende per dormire (quando c’erano) erano inutilizzabili con la pioggia. Molto spesso i soldati furono costretti a crearsi degli alloggi di fortuna per la notte, in buche coperte da un semplice telo, in anfratti del terreno dove si dormiva gli uni attaccati agli altri per disperdere il meno calore possibile.

Many of them tried to escape from this situation by pretending to be wounded.
As a result, doctors began to believe them less and less. Lot of injured soldiers were sent back 
to fight by mistake.
So many of them began to simulate mental illnesses and, because of the little knowledge of the human psyche, doctors could not decide whether they were ill or not.

Molti tentarono di fuggire da questo inferno. Infatti, sono migliaia le testimonianze di soldati che, una volta giunti in Friuli o in Veneto, si finsero malati, pazzi oppure si auto inflissero delle ferite. I casi più comuni furono quelle da arma da fuoco, procuratesi su un piede o su una mano in modo da ottenere perlomeno una licenza dalla prima linea di alcune settimane. Ma non mancarono casi più gravi come bruciature, lesioni agli occhi e alle orecchie, gonfiori provocati da iniezioni sottopelle e l’assunzione di medicinali che potevano provocare delle reazioni allergiche. Ovviamente, più questi casi si moltiplicarono, più le commissioni mediche che giudicavano questi casi si fecero severe negando quindi le licenze. Moltissimi, perciò, cercarono di ingannare i medici dell’esercito simulando delle malattie mentali. A differenza delle ferite, i medici fecero molta più difficoltà a capire chi stesse realmente simulando e chi no. La conoscenza ancora superficiale della psiche umana e le tecniche primitive permisero a molti soldati di essere riformati e di tornare nelle proprie case. Altri rimasero invece nei campi di battaglia.

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