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Riflessioni sullo spettacolo del Gruppo della Trasgressione 3

Dopo aver assistito al colloquio che alcuni studenti hanno tenuto con i detenuti delle carceri di Bollate, Opera e San Vittore, ho ripensato a ciò che era stato detto e ho cambiato in parte il mio modo di pensare.

Prima dell’incontro pensavo che coloro che avessero compiuto reati gravi non avessero il diritto di tornare a una vita in libertà e che quindi dovessero essere condannati a restare chiusi in una carcere a vita. Ero convinta del fatto che essi non si curassero del male che provocavano a chi stava loro intorno, ma che svolgessero determinati atti solo perché si sentivano bene nel farlo, ma ho capito che non sempre è così.

Alcuni detenuti hanno confessato di sapere di fare del male e di essere stati contenti del loro arresto perché era l’unico modo per interrompere la serie di oltraggi che stavano compiendo.

Coloro che risiedono nelle carceri grazie a educatori hanno la possibilità di ripensare a ciò che hanno commesso ed esserne consapevoli. Per coloro che non hanno l’ergastolo vi è quindi poi la possibilità di un vero futuro dopo la detenzione. Ma la vita “libera” non sarà facile perché essi sono comunque condannati dai pregiudizi della gente.

Fino al 4 dicembre pensavo che fosse giusto che queste persone non avessero un futuro tranquillo perché dovevano espiare i dolori immensi provocati ad altre persone, ma spesso coloro che hanno compiuto questi atti vivevano situazioni difficilissime, avevano genitori in carcere, alcolizzati o appartenenti a circoli malavitosi oppure erano emarginati dalla società. Essi non avevano ricevuto la giusta educazione e quindi, non sapendo cosa fosse giusto o no hanno compiuto certi atti.

Ma grazie ad alcuni educatori ed insegnanti che fortunatamente si mettono a disponibilità delle carceri essi si rendono conto di ciò che hanno commesso. Quando sentivo le parole commosse dei detenuti mi è dispiaciuto percepire il dolore nelle loro confessioni perché essi sanno che i danni commessi sono irreparabili, ma a mio parere chi ha davvero compreso i propri errori ha diritto a una seconda possibilità  dalla società. Tutti commettono degli sbagli, chi più e chi meno gravi. Coloro che hanno ucciso sicuramente non possono non subire una pena, ma dopo averla scontata dovrebbero avere diritto a un nuovo inizio, a una nuova vita migliore della precedente.

In seguito al colloquio tenuto con i carcerati ho capito anche l’importanza degli insegnati e dei genitori, le guide, essi hanno un compito fondamentale nella vita di ogni uomo perché immettono nella mente degli uomini le idee su cui la società si deve basare. Coloro che non hanno avuto queste guide compiono infatti atti orribili e l’unico modo che si ha per capire è l’insegnamento che gli educatori portano nelle carceri. Questi svolgono un ruolo ammirevole a mio parere e sono felice che esistano al Mondo persone che pensano ad aiutare coloro che altrimenti non avrebbero futuro e che, usciti dalle carceri, andrebbero incontro ad un percorso atroce quanto quello avuto prima dell’esperienza nel luogo di detenzione.

Fabiola

Sisifo

Matthäus Loder: Sisyphus

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