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Sapere di non sapere

“Io so di non sapere”.

Questa frase è del famoso filosofo Socrate, processato e condannato a morte, con l’accusa di corrompere i giovani e di introdurre nuove divinità in luogo di quelle tradizionali.

Socrate viene definito il più sapiente dall’oracolo di Delfi ed egli, incredulo, inizia ad indagare. Pone domande a tutti coloro che venivano reputati sapienti. Si rende conto che nessuno veramente sa e quindi, sapendo di essere ignorante come loro, ma ammettendo di non sapere, può essere considerato più sapiente degli altri, che invece credevano di sapere.

Il sapere è qualcosa di infinito. Per questo, chi sa di non sapere tutto e riconosce i propri limiti, ammette di essere umano.

Sono d’accordo con Socrate sul fatto che parte della verità va ricercata all’interno di noi stessi, senza presunzione di conoscere. Ci sono molte domande a cui nessuno è riuscito a rispondere e ci sono verità ovvie, come quelle di fatto, che tutti sono in grado di riconoscere.
Le domande più difficili, quelle a cui non troviamo risposte condivise, riguardano il bene ed il male, il giusto e l’ingiusto.

Socrate cerca queste risposte attraverso il dialogo, con molta pazienza, senza aver la pretesa di sapere tutto subito.

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