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La scelta di non essere ignoranti

Di norma nel percorso scolastico di ognuno di noi, dal punto di vista didattico, si dimenticano inevitabilmente diversi degli argomenti studiati e previsti dai programmi; tuttavia, per fortuna mi verrebbe da dire, ci sono certi passi, certi concetti, certi personaggi che per un motivo o per l’altro attirano la nostra attenzione, si insinuano e si imprimono nella nostra memoria: principalmente capita, almeno secondo la mia esperienza personale, con ciò che riporta l’attenzione sulla propria vita e che spesso la fa osservare da un’angolazione diversa rispetto a quella da cui eravamo soliti osservarla.

Certamente un personaggio affascinante e, azzarderei, molto moderno come Socrate non può passare inosservato: mentre scrivo quasi temo di definirlo, rinchiuderlo in un’etichetta, come molti suoi contemporanei facevano…”Socrate, l’uomo più sapiente di Atene!” oppure “Socrate, il corruttore di giovani!”.
Ciò che ho assorbito maggiormente del pensiero socratico riguarda la sua concezione della filosofia come attività profondamente congiunta con la vita, quindi il non limitarsi alla ricerca teorica e razionale della verità, ma anche all’azione che ne deriva nella vita quotidiana.

Riguardo alla componente della ricerca teorica, essa può avvenire se si presuppone di essere in uno stato di ignoranza: d’altra parte non si può riempire qualcosa di già pieno, esso va svuotato e posto in uno stato di squilibrio per poter cogliere aspetti che nella (falsa) certezza e nella stabilità non si percepiscono. Da qui deriva la tecnica socratica della confutazione, con la quale il filosofo tormentava i cittadini di Atene: il demolire sistematicamente certi principi generali secondo i quali comunemente le persone agiscono, spesso senza neanche essersi interrogati a fondo su tali idee. Nell’Apologia di Socrate Platone riporta la critica del filosofo rivolta ai suoi contemporanei, che sono convinti di sapere (quando, in realtà, così non è neanche nell’ambito limitato delle loro professioni e abilità) ma agiscono inconsapevolmente, e quindi nel male.

Relativamente all’azione, Socrate sapeva che mettendo in causa le opinioni teoriche, anche la condotta di vita deve essere rivalutata e sottoposta ad esame, non per niente molti suoi contemporanei hanno cercato di eliminarlo (e alla fine ci sono anche riusciti). Essi peccavano di superbia, tracotanza, un concetto che i greci chiamavano hybris, cioè quella dannosa presunzione che Socrate tanto criticava: egli sapeva che nel suo non-sapere, solo chi si riconosce ignorante è in condizione di imparare, come precedentemente detto.
Ma a livello pratico, cosa significa agire? Agire significa “compiere delle scelte”.

Ecco, il punto è esattamente questo: avendo capito che la ricerca interiore si sovrappone alla vita fino a coincidervi, e che dalla ricerca razionale interiore si sviluppano delle idee, conseguentemente queste idee devono avere un peso sul nostro agire, e quindi su ogni singola scelta della nostra vita.

Noi non ce ne accorgiamo neanche, ma quotidianamente compiamo una serie di scelte, nella maggior parte delle volte inconsapevolmente, che non solo condizionano la nostra vita, ma anche quella degli altri, anche se apparentemente non sembrerebbe: cosa mangiamo, cosa compriamo, cosa guardiamo in televisione, che giornale acquistiamo sono tutte scelte che molti di noi fanno senza la giusta consapevolezza di che cosa c’è dietro a ciò che accogliamo nella nostra vita e alle quali ci conformiamo prima con l’atteggiamento e poi con altri tipi di scelte, come quelle politiche. Senza saperlo, quindi per pura ignoranza, noi compiamo delle scelte politiche ogni giorno e purtroppo anche il non fare niente e l’indifferenza sono delle scelte politiche, il cui peso non sembra caderci addosso, quando in realtà così non è, perché, in fondo, viviamo tutti nella stessa società e, metaforicamente parlando, “siamo tutti sulla stessa barca”.
Il nodo della questione, che riporta immediatamente al pensiero socratico, è la mancanza di consapevolezza: da una scelta inconsapevole, che per molti neanche tale può sembrare, ma solo un atteggiamento “conforme” e “normale” nella nostra società, non può che sfociare qualcosa di dannoso. Purtroppo noi uomini siamo egoisti e spesso se non sentiamo direttamente sulla nostra pelle il male che provochiamo non ci poniamo neanche il problema: ma se rincorriamo tanto la felicità, dobbiamo capire che è la scelta consapevole che ci rende non solo uomini, ma anche cittadini e membri di una comunità attivi, e non passivi (sinonimo di “ignoranti”). Ognuno di noi dovrebbe avere il coraggio di ammettere la propria ignoranza, alzare lo sguardo, ricercare e osservare la realtà che ci circonda, il sistema in cui siamo inseriti, e prenderne atto, per poi misurare le nostre scelte alla realtà.

Io credo che in troppi siamo naturalmente inclini alla non-osservazione, al non-ascolto, all’ignoranza, perché pensiamo di non averne bisogno, di avere già fin troppi problemi, di “farci gli affari nostri” e ci accontentiamo, ci lasciamo trasportare, viviamo nel buio della massa e non ci rendiamo conto che le scelte che non compiamo noi le compirà qualcun altro al nostro posto, e a quel punto magari borbotteremo per un po’, ma poi ci adegueremo di nuovo alla nostra vita di sempre, ricadendo del vortice della passività.
Ma è solo con l’osservazione e la riflessione che possiamo elaborare una consapevolezza, e quindi compiere delle scelte consapevoli, che giuste o sbagliate esse siano. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere la nostra superbia, abbatterla e capire che con la consapevolezza e con la ricerca ci è possibile compiere delle scelte dignitose e produttive, inclini verso il bene comune, e non quello, fasullo, del singolo.

Ma anche la consapevolezza è una scelta: la consapevolezza espone l’uomo a delle libertà che spesso non sapeva di avere e che forse non vorrebbe neanche avere, per quanto difficili sono le scelte che ne conseguono. Ma ecco, la parola chiave forse è proprio “libertà”: sono la conoscenza, il sapere, la consapevolezza che ci rendono veramente liberi, non le sicurezze fasulle che ci trasmette il sistema in cui viviamo, che, politicamente parlando, sia democratico o meno.
Scegliere di voler diventare consapevoli è un atto di coraggio e pone l’uomo nel mezzo di un percorso, il percorso della ricerca, della libertà e della scelta che porta al bene.

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