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Progetto GTL MIT

Anche quest’anno sono arrivati gli studenti del MIT per fare lezioni di fisica e di matematica in inglese, nelle classi terze, quarte e quinte del liceo. Diamo il benvenuto a Zoe Hinton ed a Mario Contreras, che faranno lezione a Rozzano, ed ad Alyda Huerta, che le svolgerà a Noverasco. Le lezioni sono iniziate il 10 gennaio e termineranno il 27 gennaio.

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Una guerra mai dichiarata

“Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.”

Questa frase si trova incisa in trenta lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau, città tedesca nel Land della Baviera.

Personalmente trovo che questa incisione sia molto significativa, poiché riassume in poche parole la nostra vita; ed è per questo che ritengo importante conoscere e ricordare ciò che è successo in passato.

Lo scorso 12 dicembre sono passati esattamente 47 anni dalla strage di Piazza Fontana; una strage che ha causato 17 vittime e molti feriti.

La visione del film “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana e successivamente la testimonianza di Fortunato Zinni, sopravvissuto a questa guerra mai dichiarata apertamente, sono state utili per far luce sulla strage in generale e allo stesso tempo hanno creato molte domande che non sempre hanno potuto ricevere una vera risposta.

Ho compreso che la storia e la politica a quel tempo erano complesse: molte tensioni tra la popolazione e lo Stato, molte guerre tra i vari movimenti politici e molti pregiudizi.

Mi sono molto vergognata della giustizia italiana quando ho saputo che un vero e proprio colpevole non è mai stato arrestato; ma addirittura due degli esponenti che capitanavano il Movimento Politico Ordine Nuovo sono stati assolti con sentenza definitiva e quindi, non più processabili.

Altri episodi che mi hanno colpito sono stati la morte di Pinelli e di Calabresi.

L’ingiustizia in questo mondo prende troppe volte il sopravvento e queste due morti insieme a tutte le vittime della strage ne sono un esempio.

Allo stesso tempo mi ha rincuorato il legame e la fiducia reciproca che si era instaurata tra il poliziotto e l’anarchico anche possedendo idee completamente differenti.

Mi ha colpito molto come i milanesi hanno risposto a questo attentato terroristico da parte di Ordine Nuovo, riunendosi in silenzio in Piazza Duomo il giorno dei funerali. È impressionante il numero delle persone presenti ed è stato indubbiamente molto importante questo gesto; poiché tutti i cittadini hanno trasmesso sostegno alle famiglie delle vittime e hanno risposto agli attentatori di non aver paura e di essere rimasti uniti anche avendo ideologie differenti.

Piazza del Duomo il giorno del funerale delle vittime.

Piazza del Duomo il giorno del funerale delle vittime.

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L’importanza dei mulini nella storia

La grande svolta rappresentata nella storia dell’umanità dalla rivoluzione industriale consistette nella scoperta di fonti di energia inanimata quali il carbone, il petrolio o il gas metano. Prima ancora della rivoluzione industriale, però, l’uomo riuscì a infrangere le restrizioni imposte dalla disponibilità di sola energia animata (soprattutto animali) utilizzando quella eolica, attraverso i mulini a vento, e quella idraulica, mediante i mulini ad acqua.

I primi mulini a vento furono probabilmente costruiti nell’area mesopotamica, intorno al secondo millennio a.C. Secondo antichi miti, infatti, il re babilonese Hammurabi fece irrigare la pianura compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate spostando l’acqua con l’ausilio di mulini a vento. Se si escludono i riferimenti mitologici, però, le prime testimonianze documentate del mulino a vento si hanno solo a partire dal I secolo, nell’area mediorientale. Leggi il resto »

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Malala: simbolo della forza

locandina del filmA volte le parole non bastano per esprimere quello che un film ti può trasmettere. In particolare se la storia è reale e la protagonista è una tua coetanea.
Non può una storia come quella di Malala scivolarti addosso lasciandoti indifferente.

Scrivere qualcosa su Malala è abbastanza complicato ma ci proveremo.
Anche Malala ha provato ed è diventata simbolo di coraggio poiché è riuscita a metterlo in tutte le cose di cui ne avevano poco se non nulla.
Ha lottato senza arrendersi fino ad arrivare al premio Nobel.
E l’abbiamo vista crescere ed evolversi piano piano in silenzio come quando il bruco muta e diventa farfalla in modo doloroso e quiete ma al contempo stupendo e da lasciar a bocca aperta.

Tenteremo di raccontarvi di Malala, il che è difficile ma rischieremo come lei ha fatto ogni giorno.
Ha rischiato di morire perdendo quella grande speranza che ha saputo contraddistinguere una ragazza normale come lei che nonostante abbia pochi anni più di noi ha fatto così tante cose che probabilmente a noi non ci basterebbero i fogli del libro della nostra vita per riscriverle. Leggi il resto »

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Antico regime: tra ingordi e allucinati

La situazione demografica dell’Europa d’antico regime era caratterizzato essenzialmente dalla stabilità, determinata dall’alternarsi di fasi di crescita e fasi di crisi. Durante le fasi di crisi la popolazione era colpita da catastrofi demografiche molto dure e pesanti quali carestie, epidemie o guerre; in molti casi questi tre devastanti fattori agivano in modo contemporaneo causando ancora più danni di quanti ne fossero calcolabili per l’agire di uno solo di essi.

Nell’epoca dell’Ancien Régime l’85% della popolazione viveva in campagna e il 65/90% di essa trovava occupazione come forza lavoro in agricoltura. Eppure la produzione restava molto bassa in quanto nei villaggi di campagna erano poco note le innovazioni tecnologiche che avrebbero potuto migliorare la produttività e le condizioni di lavoro.

Proprio per la bassa produzione la maggior parte della popolazione mangiava poco durante gli anni normali e arrivava alla sottoalimentazione con l’avvento delle carestie: la gente in questi casi moriva letteralmente di fame.

La carestia
Di fronte a questa situazione disperata veniva prodotto pane utilizzando qualsiasi tipo di seme purché commestibile, ciò portò a sfornare pane contenente anche semi di papavero che possiedono proprietà allucinogene. Leggi il resto »

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Matilde di Canossa

L’infanzia di Matilde

Matilde nacque a Mantova nel 1046,terzogenita della potente famiglia feudale italiana dei Canossa, marchesi di Tuscia.
Il padre Bonifacio di Canossa era l’unico erede della dinastia canossiana.
La madre, Beatrice di Lotaringia, era di una delle più nobili famiglie imperiali ed imparentata con i duchi di Svevia, i duchi di Borgogna, gli Imperatori Enrico III ed Enrico IV.
Come figlia del signore della Tuscia, a Matilde spettava il titolo di marchesa ma siccome la Tuscia era stata nell’Alto Medioevo una circoscrizione del Regno longobardo e definita ducato a Matilde venne anche riconosciuto il titolo di duchessa.

Uccisione del padre

Dopo aver trascorso i primi anni in serenità, Matilde si ritrovò spettatrice di una vicenda particolare: suo padre Bonifacio fu ucciso a tradimento nel 1052. Allora la madre Beatrice cercò la protezione di qualcun altro e nel 1053 la ottenne dall’imperatore Enrico II; ma dopo un anno anche lui morì e quindi Beatrice si risposò con Goffredo il Barbuto, che morirà poi nel 1067.

I matrimoni di Matilde

Matilde di Canossa dal Cod. Vat. lat. 4922

Matilde di Canossa dal Cod. Vat. lat. 4922

Goffredo il Barbuto, sposando Beatrice, era diventato signore della Tuscia.
Il contratto di matrimonio stabiliva che Goffredo il Gobbo avrebbe sposato Matilde in particolare per non dover in seguito dividere i possedimenti delle rispettive casate.
Le nozze si sarebbero dovute svolgere in un futuro non definito ma furono anticipate al 1069 perché Goffredo il Barbuto stava per morire.
Matilde, a conoscenza dei doveri nobiliari secondo i quali era stata educata fin da piccola, seppur riluttante per i problemi fisici del marito, andò a vivere insieme a lui e ne rimase incinta.
Tra la fine del 1070 e l’inizio del 1071 partorì una bambina che chiamò Beatrice. Purtroppo il parto fu complicato e dopo pochi giorni la piccola morì.
La coabitazione col marito fu breve quanto difficile e rischiosa: Matilde rischiò la vita non solo per i postumi del parto difficile ma anche per l’ira del casato di Lotaringia dal momento che non aveva dato un erede maschio al suo Signore.
Nel 1072 fuggì e rientrò a Canossa.
L’anno dopo Goffredo cercò senza successo di riconquistare Matilde e nel 1076 venne ucciso lasciando Matilde vedova. Leggi il resto »

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L’uomo è un animale assetato di sangue

Come nella sfarzosa reggia di Versailles la musica è sempre protagonista e il vino scorre nei calici aurei, così tra le vie dei bassifondi il sangue viene versato e le urla riecheggiano.
Una società barbara, dove il più forte e crudele prevale sul più debole.

Reggia di Versailles

Reggia di Versailles

Nell’Europa del Settecento la violenza è la vera sovrana, e la morte all’ordine del giorno.
Sopraffatto dalla fame, dall’avarizia e dall’ira, l’uomo torna al suo stato bestiale, vendendo il proprio onore per denaro. Leggi il resto »

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Festival Teatro Lab Novellara

Cinque anni fa iniziò tutto ciò, solo per provare perché forse sì mi poteva servire… E mi ricordo ancora ogni attimo del mio primo debutto, mi ricordo che ero emozionata e molto agitata perché in fondo ero una ragazzina di 15 anni abbastanza timida su un palco davanti a tutti… Anno dopo anno e debutto dopo debutto eccomi qui alla fine di questa magnifica esperienza che non poteva finire in modo migliore se non con questo straordinario festival a Novellara…. In questi anni sono cambiata e cresciuta e per parte di ciò devo ringraziare il teatro e in particolare il gruppo. Sì il gruppo, perché alla base del laboratorio di teatro c’è il gruppo questa cosa strana che se non si prova non si può capire, si fa parte di qualcosa dove si viene accettati per come si è davvero e  per ogni cosa e per ogni problema si ha la certezza che ci sarà sempre qualcuno pronto ad aiutarti e a sostenerti. Tutto ciò mi mancherà perché in fondo mi mancherà avere due ore alla settimana solo per me come mancheranno le sclerate, le telefonate e i messaggi la sera prima dello spettacolo e soprattutto le emozioni che si provano su quel palcoscenico che spero di non dimenticare mai… Io personalmente di questi anni e di questi tre giorni di festival mi porto a casa tutto ciò e in particolare la certezza di fare parte di un qualcosa di autentico e di molto emozionante!!

Veronica

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I tre giorni più belli che abbia mai passato, purtroppo sono passati velocemente, anche troppo per me. Un festival magnifico che ha unito il nostro gruppo nei momenti migliori e peggiori di questi giorni. Fare lo spettacolo, correre per tutta la città come pazzi, giocare a woosh, piangere insieme, stare svegli fino a tardi a parlare, ridere, scherzare, mangiare, giocare a carte come vecchietti e dormire sul treno. Tutte queste cose sono state magnifiche perché le abbiamo fatte tutti insieme come un gruppo. Questo festival ha unito il gruppo come mai ha fatto. Ringrazio la professoressa Glorioso, Marco, Elisa e tutto il gruppo per avermi regalato un’esperienza così bella. Non solo l’esperienza del festival, ma soprattutto quella del laboratorio teatrale.

Matilde

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Questa esperienza non è stata una delle tante esperienze che si fanno nella vita , è una cosa che ti stravolge davvero la vita.
Il teatro è il nostro immaginario, la propria testa crea delle immagini tue personali che dopo condividi con il tuo gruppo.
Il gruppo, in questo percorso è cresciuto e si è unito in un legame speciale, siamo riusciti a condividere ogni minuto anche quando la tensione era così forte che ti bloccava.
Quest’anno è stato un anno duro e io stessa dicevo che era pensate, non arriveremo dove vogliamo arrivare ma alla fine siamo arrivati con il sorriso e la concertazione per il nostro meraviglioso spettacolo.
Siamo arrivati in questo modo anche al festival del teatro a Novellara, è stato tutto perfetto. Ci siamo divertiti, aperti tra di noi e soprattutto abbiamo pianto per l’emozione che abbiamo provato.
Mi sono chiesta come ho fatto a trovare la strada per convincermi che dovevo farcela e la risposta è venuta da se: ho delle bellissime persone con me in gruppo, i “grandi” e i “piccoli” come li chiamiamo noi, che sono riusciti dopo 6 ore di scuola a farmi sorridere e farmi capire che non sono sola ma che oltre il gruppo ho tutto ciò che sta dietro a quello che costruiamo o meglio immaginiamo.
Il prossimo anno rimaniamo in pochi tra i “grandi” ma sono felice da una parte perché approfondirò i rapporti dei “piccoli” e capirò il modo di immaginare di altre persone nuove e spero siano tante perché più bella cosa non c’è.

Alessia U.

 

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Sulla chiusura o meno delle linee di campo magnetico.

linee del campo B

» t=(0:0.01:200)

» x=0.15*sin(0.96*t)+0.15*sin(1.06*t)+1.5*cos(0.05*t)

» y=0.15*cos(0.96*t)-0.15*cos(1.06*t)+1.5*sin(0.05*t)

» z=0.3*cos(1.01*t)

» plot3(x,y,z)

Nella totalità di testi di fisica per il liceo che mi sono capitati tra le mani, nella migliore delle ipotesi, nulla è scritto sulla chiusura o meno delle linee di campo magnetico. Spesso però è scritto che le linee di campo magnetico sono chiuse. In particolare questi testi partono dal teorema di Gauss per il campo magnetico, per affermare che la nullità del flusso implica la chiusura delle linee di campo. Invece implica solo che il numero di linee entranti è uguale a quello delle linee uscenti. Essendomi trovato spesso a discutere sul perché ritengo che le linee di campo magnetico siano aperte, ritengo possa essere utile scrivere qualcosa per giustificare questa mia affermazione. Nei libri di testo, per mostrare la chiusura delle linee di campo, si fa l’esempio del filo percorso da corrente elettrica, di lunghezza infinita e perfettamente rettilineo, oppure della spira, sempre percorsa da corrente, perfettamente circolare e piana. Ma in realtà non esistono né i fili infiniti e rettilinei, né le spire circolari e piane. In questi casi particolari ed ideali le linee sono chiuse, ma nella realtà non è così. Come esempio di un caso più realistico dei due precedenti, possiamo prendere insieme un filo rettilineo, percorso da corrente, ed una spira circolare e piana, sempre percorsa da corrente, il che è come prendere un filo non rettilineo oppure una spira non circolare e piana. Nella figura sono disegnate alcune linee di forza del campo magnetico. Si nota, ma si può anche intuire, che queste linee, pur non avendo inizio e fine, non si chiudono mai, perché nel momento in cui dovrebbero chiudersi, il disturbo, rappresentato dalla seconda sorgente, le devia, impedendone la chiusura. Pertanto le linee continuano all’infinito a riempire lo spazio, ma avendo spessore nullo, la probabilità che possano chiudersi è nulla. A queste mie affermazioni vengono in genere fatte due obiezioni, una matematica ed una fisica. L’obiezione matematica è che le linee, riempiendo tutto lo spazio, si chiudono all’infinito. L’obiezione è inconsistente per due motivi: innanzitutto le linee, pur riempiendo lo spazio, non si chiudono, perché hanno spessore nullo; in secondo luogo le linee sono chiuse al finito, per esempio anche la retta si chiude all’infinito, ma non è una linea chiusa. L’obiezione fisica è che le linee sono relative a grandezze fisiche che sono misurate con una incertezza, pertanto non hanno spessore nullo, ma sono in realtà dei tubicini, che dopo un certo numero di giri finiscono col chiudersi. Anche questa obiezione è inconsistente in quanto le linee di campo non sono grandezze fisiche, ma una rappresentazione matematica di grandezze fisiche, per cui, nonostante l’errore di misura, rimangono linee matematiche con spessore nullo. Buona riflessione. Luigi Lombardo

 

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Il 12 aprile la terza C liceo ha visitato il museo della scienza di Milano

Il 12 aprile la terza C liceo ha visitato il museo della scienza di Milano, con un percorso dedicato a Leonardo da Vinci. Nelle prime due ore si è visitato il museo, sezioni spazio, telecomunicazioni, trasporti. Quindi la visita guidata alla galleria dedicata a Leonardo e di seguito il laboratorio, dove gli studenti hanno sperimentato la tecnica pittorica di Leonardo.

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